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Luogo della Memoria

Il sotterraneo del Municipio di Rancio Valcuvia è un Luogo della Memoria e ricorda i fatti avvenuti in paese nel novembre 1943. Rancio Valcuvia, come i comuni limitrofi, fu coinvolto nella battaglia di San Martino, tra le prima della Resistenza italiana.

Tutto ebbe inizio dalla notizia dell’armistizio firmato da Badoglio, che alimentò la paura di un’occupazione tedesca. Il colonello Carlo Croce mise insieme un gruppo di combattenti con i presidi di Laveno e Luino e si trasferì a Dumenza e a Roggiano. Il gruppo aumentò la sua consistenza e si spostò sul Monte San Martino.
L’azione partigiana, però, ben presto suscitò preoccupazione presso i tedeschi e i fascisti italiani al punto che iniziò una fitta rete di spionaggio.

Lo scontro si fece duro a novembre, quando molte persone furono catturate e torturate in diversi paesi della valle, tra cui Rancio Valcuvia.

Nella mattina di sabato 14 novembre con azioni simultanee i fascisti, sia in divisa sia in borghese, supportati dai tedeschi, rastrellarono nei paese di Arcumeggia, Casalzuigno, Duno, Cantevria, Cassano, Mesenzana, Brissago Valtravaglia gli uomini dai 16 ai 65 anni. Li rinchiusero nelle scuole o nelle chiese, avendo cura di isolare coloro i quali erano sospettati di essere partigiani, le persone segnalate come antifasciste e i collaboratori dei partigiani, per poi trasferirli con mezzi vari a Rancio.

Gli uomini di Vergobbio e Cuveglio furono portati direttamente a Rancio. Essendoci nella vallata un gran numero di sfollati, non fu difficoltoso per i tedeschi arrestare lungo le strade o alla fermata del tram persone che, per vari motivi erano fuori casa. Tutte queste persone vennero caricate su camion e portati nella piazza del Municipio di Rancio.

In quei giorni il Municipio di Rancio Valcuvia divenne sede del comando nazista e della Gestapo. La cantina, in particolare, era adibita a sala interrogatori e torture.

Il rastrellamento continuò anche dopo la battaglia e in particolare il giorno 16 novembre alla ricerca dei partigiani che avevano lasciato il San Martino dopo gli scontri con i nazifascisti. (…)

Che cosa accadde a Rancio lo si può desumere solo dalle testimonianze di chi è stato coinvolto nel rastrellamento in mancanza di documentazione, sia tedesca sia fascista, che riporti dati e resoconti di quelle giornate. È certo che le persone da interrogare venivano fatte sostare nelle aule della scuola, mentre quelli che dovevano essere torturati erano condotti nella cantina sottostante.

La cantina, grazie a una riqualificazione, è oggi una memoria storica di quello che avvenne.
Per visitare il Luogo della Memoria è possibile contattare il Comune di Rancio Valcuvia.

 

Affresco di Renato Cova in Piazza Malcotti

La piazza alle spalle del Municipio è invece dedicata a Don Luigi Malcotti, il prete coraggioso che seppe scegliere da che parte stare a costo di mettere in pericolo la propria vita. Don Luisin perorò la causa delle persone ingiustamente perseguitate.

Nella notte tra il 13 e il 14 novembre del 1943, il paese di Rancio ebbe la sgradita visita degli invasori nazisti che irruppero in questa zona per combattere un nucleo d’avanguardia dei Partigiani d’Italia che si apprestavano a scrivere una delle prime pagine del secondo Risorgimento. Il Comando della spedizione tedesca si istallò in Municipio trasformato, in quei tristi giorni, non solo in uffici del comando nazista, ma anche in sede della Gestapo. (da Liber cronicon della Parrocchia, scritto da Don Luigi Malcotti).

Ci portarono con un camion a Rancio. Arrivati a Rancio fummo scaricati a schiaffi sul piazzale delle scuole…Fummo spinti giù verso la cantina del Palazzo Comunale e nell’entrare dalla stretta porta dovemmo subire pugni, schiaffi e pedate dalle SS furiose. Dentro a terra c’erano una decina di Partigiani in parte legati, ma tutti in condizioni pietose… (testimonianza da Se non ci ammazza i crucchi ne avrem da raccontare di Francesca Boldrini).

Contributi: Francesca Boldrini – Rancio Valcuvia: un luogo della memoria
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