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Gravedona ed Uniti

"AREA SACRA" DI GRAVEDONA


Sulle rive del Lago di Como sorgono la chiesa di San Vincenzo, la chiesa di santa Maria del Tiglio e la cappella della Morte. Si suppone che l’area ospitasse un tempio pagano già in età romana, di cui le chiese sono al contempo evoluzione e testimonianza. Del preesistente edificio di culto restano due are pagane di epoca romana ed una lapide paleocristiana.
[vc_toggle title=" Chiesa di San Vincenzo" style="arrow"]Eretta nel corso del XI secolo sui resti di un edificio pagano, la chiesa di San Vincenzo fu consacrata nel settembre del 1072. Dell’antica costruzione romanica restano alcune porzioni di muratura esterna, le absidi e la cripta. Dal XVII secolo iniziarono le profonde rivisitazioni che porteranno all’aspetto attuale della parrocchiale. Il pavimento della basilica fu innalzato sino alla creazione di un’unica singola navata affiancata da cappelle laterali, il presbiterio divenne quadrangolare. Le modifiche al coro rimpicciolirono la cripta, che da quel momento non ebbe più un collegamento diretta con la chiesa. Nel 1627 le confraternite della pieve costruirono gli oratori di san Michele e santa Marta. Affacciati sul sagrato della basilica, nel Settecento gli oratori furono collegati alla facciata principale con un porticato. Oggi la chiesa si compone di una grande aula unica con tre cappelle per lato e profondo presbiterio. Un ampio sagrato, su cui affacciano anche gli ingressi degli oratori, introduce la basilica. Lo spazio è delimitato da un portico su colonne a tre lati e presenta una ricca decorazione barocca nella sezione centrale. La sezione inferiore della facciata principale è in pietra viva, mentre la porzione superiore è intonacata e decorata in stile neoclassico. Il portale è sormontato da un frontone semicircolare mentre al di sopra si apre una finestra con vetrata policroma. Corona il prospetto un timpano triangolare con croce. Le facciate laterali, tutte in pietra a vista, conservano alcune tracce della vecchia chiesa, fra cui archetti pensili e aperture di gusto romanico. Molto ricchi gli interni, con campiture di colore giallo e finte modanature dorate e a motivi floreali. Gli affreschi si concentrano perlopiù nella zona presbiteriale, dove si collocano anche due grandi tele settecentesche sulla vita del patrono. Maestosa la pala dell’altare maggiore: realizzata da Carlo Innocenzo Carloni nel 1740 circa, raffigura la Gloria di San Vincenzo. Da ricordare anche i dipinti di inizio XVI secolo sulle pareti e in alcune cappelle laterali e i pregevoli arredi lignei intagliati della sagrestia.[/vc_toggle][vc_toggle title="Cripta di Sant’Antonio e oratori laterali" style="arrow"]Completano la Basilica la cripta di sant’Antonio e i due oratori dedicati a santa Marta e a san Michele. Sotto il presbiterio si colloca la cripta, costruzione romanica della seconda metà del XI secolo. Lo spazio era un tempo diviso in sette navatelle con tre absidi ma le modifiche al presbiterio del XVII secolo la ridussero agli spazi odierni. Rimasta isolata per molto tempo, la cripta fu riaperta negli anni Settanta. Oggi la cripta, composta da tre navate e altrettante absidi semicircolari, è raggiungibile tramite una scala esterna all'edificio. Al suo interno si conservano lacerti di affreschi risalenti al XIV secolo, che testimoniano il culto di sant’Antonio. Da ricordare anche i capitelli altomedievali e romanici delle colonnine che separano le navate. Lungo i due lati del sagrato si affacciano invece due piccoli oratori con pianta rettangolare, eretti nel 1627 dalle confraternite della pieve. Sul versante sud si trova san Michele, sede dei confratelli del Santissimo Sacramento. Sul lato opposto, invece, si colloca santa Marta, sede dell’omonima confraternita e sopra cui è tradizione fosse il lazzaretto.[/vc_toggle][vc_toggle title=" Chiesa di Santa Maria del Tiglio" style="arrow"]Alle spalle di san Vincenzo si trova la chiesa di santa Maria del Tiglio, eretta nel XII secolo sui resti di un battistero alto medievale. Dedicato a san Giovanni, l’edificio sorgeva accanto a un più antico luogo di culto, come testimoniato dal ritrovamento delle due are pagane. Sul finire del XII secolo fu quindi costruita l’attuale chiesa e, nello stesso periodo, si ebbe il cambio di dedica. Il battistero presenta un’inusuale pianta centrale triconca, con aula unica, matronei sui lati e tre absidi semicircolari. Monumento Nazionale, è un esempio di Romanico comasco con influenze transalpine. Imponente e maestosa la facciata, decorata a fasce alternate di marmo bianco di Musso e pietra nera di Olcio. La superficie conserva le decorazioni romaniche originarie, quali il portale d’ingresso strombato e gli archetti pensili lungo i profili. Focus del prospetto è sicuramente il campanile aggettante, che si sviluppa dal fondo del portale d’ingresso. Presenta una base quadrangolare che diventa ottagonale nella sezione superiore. Secondo alcuni studi, quest’ultima porzione sarebbe stata ultimata nel corso del XVI secolo. Grazie agli interventi di restauro, operati sin dal 1875, sono state rimosse le aggiunte barocche, riportando alla luce l’assetto romanico. Lo spazio interno conserva i resti di un fonte battesimale a immersione ed un lacerto di mosaico pavimentale a motivi geometrici del V-VI secolo. Molto pregevole il Crocifisso ligneo del XII secolo, i cui tratti ricordano la scultura nordeuropea. Accanto all’opera, murata dentro una nicchia, si colloca un’antica ara romana. Della ricca decorazione pittorica, realizzata in varie fasi a cavallo fra il XIII secolo e il XV secolo, restano invece poche tracce. L’opera più antica è sicuramente il Giudizio Universale della controfacciata, con un Cristo Redentore in mandorla fra beati e dannati. Da ricordare anche le Storie di San Giovanni Battista, l’Adorazione dei Magi, la Vergine in trono col Bambino e le varie figure di santi nell’abside settentrionale.[/vc_toggle][vc_toggle title="Cappella della Buona Morte" style="arrow"]Di fronte alla chiesa di san Vincenzo, separata dall’asse viario, si incontra la cappella della Buona Morte. Edificata fra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, l’edicola aveva funzione di ossario. Si compone di un piccolo volume rettangolare, cui si accede da un’apertura ad arco a tutto sesto. La facciata è decorata da volute laterali e da un piccolo timpano sommitale con la scena della Danza Macabra. Ulteriori affreschi legati al tema della morte si conservano sulle pareti interne.[/vc_toggle]

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