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Mostra | Sorolla, il pittore della luce

26/05/2022


È con piacere che pubblichiamo l'interessante articolo redatto da Eva Pugina,
ringraziando MEMECULT per questa opportunità.



Palazzo Reale a Milano ospita, fino al 26 giugno, la prima grande mostra dedicata in Italia al pittore valenciano Joaquín Sorolla y Bastida (1863-1923).

La mostra, promossa dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e CMS. Cultura in collaborazione con  il Museo Sorolla e la Fondazione Museo Sorolla, segue l’intero arco della produzione del pittore, dalle prime ricerche originali, ormai consapevole della propria bravura ma ancora in cerca di un segno tecnico e poetico distintivo, fino ai lavori della maturità, accompagnati da un vasto successo internazionale.

Le sezioni in cui si articola la mostra preferiscono al racconto storico un focus sul rapporto tra i temi ricorrenti nella sua opera, tra loro grosso modo coevi, e i registri pittorici che li accompagnano. Le prime sale documentano un registro “realistico” che possiamo suddividere in tre sottogruppi: i temi sociali; incentrati sulla marginalità e sul lavoro collettivo; la ritrattistica, scelta per evidenziare i rapporti amicali intercorsi tra Sorolla e alcuni intellettuali spagnoli, tra i quali spicca il futuro Premio Nobel Juan Ramón Jiménez; e la famiglia, il vero baricentro del suo mondo pittorico e affettivo, con l’elegante moglie Clotilde, le due figlie – in particolare la maggiore, Maria, colpita da tubercolosi in gioventù e, una volta guarita, di fatto inseparabile dai genitori – e il figlioletto, che porta il nome del padre.
   I temi sociali

Nel primo gruppo spiccano due opere di grande formato. Ne La tratta delle bianche alcune giovanissime prostitute, stanche e malvestite, rannicchiate in una carrozza di terza classe che sembra un carro bestiame, dormono sotto l’occhio vigile della mezzana che le segue da un bordello all’altro. La composizione spaziale e la stesura piatta dei colori sembra evocare Courbet. Pieno di vita, di gioia e di luce è invece Cucendo la vela, opera che sintetizza il meglio della produzione di Sorolla. Jiménez è ritratto in poltrona nel suo studio, lo sguardo intenso rivolto al pittore, elegante e curato, specie nelle mani. Sorolla – che ebbe moltissimi committenti – è quasi sempre un ritrattista convenzionale: più che all’indagine espressiva affida alla postura e all’ambientazione il compito di rimarcare la personalità del soggetto.

Potente, nel riuscito tentativo di rendere la silenziosa sofferenza per la malattia, è il ritratto della diciassettenne Maria convalescente in sanatorio, imbacuccata per ripararsi dal freddo mentre respira l’aria salubre di una località montana. Il volto sofferente di lei rispecchia il timore di un padre amorevole per la vita della figlia. La rappresentazione degli affetti familiari è il solo ambito in cui come ritrattista Sorolla prende le distanze da un impianto accademico.

Il capolavoro assoluto di questo approccio realistico è un’opera di grande formato, Triste eredità! che ricevette il primo premio all’Esposizione di Parigi del 1900. Il titolo si deve a un pregiudizio antiscientifico che nella Spagna bigotta dell’epoca attribuiva la poliomielite al libertinismo sessuale e agli abusi di alcool dei genitori. L’adesione del pittore a questo pregiudizio non lede la sua attenzione all’infelicità di bambini e adolescenti malati che, sotto la sorveglianza di un anziano monaco con una cupa tonaca nera, cercano di bagnarsi nel basso fondale di un mare che alterna alle bianche onde schiumose i torni scuri dell’acqua e del cielo grigio all’orizzonte. La scena si svolge in una luce fievole o schermata dalle nuvole. Il rapporto tra gli esseri umani e il mare tocca qui un registro di empatia con un’infanzia afflitta dalla povertà non meno che dall’invalidità fisica.
   Un bagno di luce

La variante opposta di questo rapporto, entro un intenso bagno di luce, viene dalla scoperta dei riflessi del bianco e dell’acqua sotto il sole splendente in cieli tersi e resi impalpabili dalla calura. Da questi dipinti sprigiona un intenso vitalismo, un puro piacere di esistere e un senso di piena felicità che colpirono anche Monet e che investono chiunque: le agiate donne in vacanza a Biarritz; gli induriti pescatori di Valencia; le persone che, affollando le spiagge, si dedicano a giochi, a balneazioni dal nuoto maldestro e a corteggiamenti adolescenziali sul bagnasciuga (le due figure plastiche, vere e proprie sculture, di Idillio al mare), i ragazzi che proteggono la loro siesta riparati all’ombra delle vele e lo stesso pittore. Si tratta sempre di “riprese dal vivo”, scene non impostate anche quando simili a scatti fotografici. La tecnica che compone i soggetti evidenziando il rapporto tra luce, colore e riflessi è di singolare maestria e rappresenta la vera poetica del pittore, con lo sfocare di ogni contorno e delle fisionomie spersonalizzate dei volti sotto la luce abbagliante del sole.

Alla presenza eterea, impalpabile, labile quando non sfuggente dei corpi femminili velati a protezione dagli infuocati raggi solari, quasi fantasmi caduti nella luce, come in Sulla spiaggia  a Biarritz, si alternano i corpi sodi e smaglianti di bambini e adolescenti e quelli affaticati dei pescatori, come in Ritorno dalla pesca. Le vele spesso sono o un’inquadratura scenica, come in Sonnellino in barca, o un geniale pretesto architettonico, come ben si vede in Spiaggia di Valencia al mattino.
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Fiori e giardini sono un altro tema intimistico caro al pittore. Raggiunto il successo, realizzò nella sua casa di Madrid un giardino d’artista, al pari di Monet a Giverny ma tenendo presenti anche i giardini arabi tipici dei palazzi andalusi. Si veda per questo ulteriore studio sulla luce, sui riflessi e la dissoluzione delle forme Giardino di casa Sorolla con sedia vuota o lo straordinario Ritratto di Louis Tiffany. Interessante per la qualità della vita quotidiana familiare è Maria nel giardino di La Granja. Quasi a contraltare di questa ricerca, registriamo un interesse per la volumetria e per i precisi contorni dei corpi, in continuità con i suoi studi della classicità romana, peraltro incontrata anche in un suo viaggio in Italia. Si vedano in proposito le Pescatrici valenciane, in particolare la possente figura sulla sinistra.

L’impatto con la modernità nordamericana apre a nuove sperimentazioni, in particolare ne La maratona di Ney York, ma altresì, in funzione della committenza, a un cedimento al manierismo della tradizionale pittura di costume, come in Tipi di El Roncal.

Sorolla si conferma un pittore di primo piano a cavallo tra ‘800 e ‘900, fedele a se stesso nonostante le varianti a cui piegò volta a volta le sue ricerche. Spesso il tecnicismo prevale quasi sempre sull’ispirazione. La ricerca di intimità del sentimento più profondo si traduce nei ritratti legati al dolore per la malattia di sua figlia Maria, o alla gioia della sua guarigione. Qui Sorolla esprime una volontà comunicativa immediata, di profonda intensità: ciò si nota nell’intenzione di rendere i volti riconoscibili, come nei ritratti citati della figlia Maria o della moglie Clotilde, altrimenti senza connotazione alcuna.

 

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Testi di Eva Pugina
[vc_message message_box_color="sky" icon_fontawesome="far fa-hand-point-right"]Eva Pugina: formazione in storia dell'arte, con un master specialistico in progettazione culturale, si occupa di ideazione e gestione di eventi e spettacoli en plein air. Cura l'attività di ricerca storica, iconografica e scientifica, la redazione, la traduzione in francese e in inglese e l'impostazione grafica. Assistente di produzione per il settore audiovisivo-documentaristico.[/vc_message]