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Villa Menafoglio Litta Panza

Villa Menafoglio Litta Panza è stata costruita nella seconda metà del Settecento dal marchese Paolo Antonio Menafoglio come “villa di delizia” con ampio giardino all’italiana. Nel 1823 la proprietà fu venduta al conte Pompeo Litta Visconti Arese, che fece ampliare l’edificio, rendendolo una dimora signorile. L’ultimo proprietario, il conte Giuseppe Panza di Biumo, raccolse nella villa una raffinata collezione d’arte contemporanea statunitense. Oggi il museo è visitabile grazie al FAI.

La villa

La villa è composta dal grande fabbricato a tre livelli ad U e dall’edificio ad L che si innesta dall’ala sud. Quest’ultimo fu un’aggiunta ottocentesca dell’architetto Luigi Canonica.
I sobri esterni sono scanditi da cornici marcapiano e intervallati da balconcini in ferro battuto. L’accesso principale avviene tramite un portale con arco ribassato che conduce a un porticato.
Oltre alla collezione d’arte del XX secolo, la villa conserva arredi e decorazioni dell’epoca. Ricordiamo il “Salone Impero”, una sontuosa sala da pranzo con elaborati stucchi, colonne corinzie e bassorilievi. Arricchiscono l’ambiente i preziosi affreschi di Pietro Antonio Magatti, raffiguranti scene allegoriche, mitologiche e sacre.

Attorno alla dimora si estende il parco, rivisitato nel tempo dai diversi proprietari. Dal cortile d’onore si apre il primo parterre alla francese, che conserva l’impianto originario dato dai Menafoglio.
Sui fianchi della villa vi sono altri due parterre, parzialmente modificati in giardini all’inglese, con la piantumazione di alberi ad alto fusto. Si deve invece al conte Panza la costruzione della serra, del tempietto e la collocazione di diverse opere della collezione.

Il museo

La collezione di Villa Menafoglio Litta Panza è distribuita tra la dimora e l’edificio rustico, con oltre 150 tele monocromatiche e sculture minimaliste collocate tra arredi rinascimentali e preziose raccolte di arte africana e precolombiana.
In tutte le opere la luce e il colore sono centrali, proprio in virtù di quella luce limpida che guidò il conte Panza nelle sue scelte artistiche. Tra gli artisti esposti segnaliamo Phil Sims, David Simpson, Alfonso Fratteggiani Bianchi, Ettore Spalletti, Lawrence Carroll e Allan Graham.

Alcune stanze delle vecchie stalle sono oggi site specific con opere ambientali. Citiamo la Ganzfeld Sight Unseen di James Turrell, la Varese Scrim di Robert Irwin, la Desire di Martin Puryear e i lavori di Dan Flavin, che qui ha la più grande concentrazione di sue opere perennemente esposte.

Tra le opere ricordiamo anche il Cone of water di Meg Webster e House for Giuseppe Panza di Robert Wilson. Si tratta di installazioni e Land Art disseminate tra il parco e il cortile.

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