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Sabbioneta – Patrimonio UNESCO dal 2008

Le città di Mantova e Sabbioneta sono state riconosciute patrimonio Unesco come eccezionale testimonianza del Rinascimento, internazionalmente diffuso anche grazie alle numerose opere d’arte che ospitano. Tra loro legate dalla famiglia Gonzaga, le due città sono considerate autorevoli esempi di progettazione urbanistica evolutiva e fondativa.
Sabbioneta, fondata da Vespasiano Gonzaga Colonna nel XVI secolo su un antico insediamento, è stata edificata in base ai principi umanistici di città ideale. Grazie alla posizione strategica e alle sue mura era una grandiosa fortezza e fu capitale dell’omonimo ducato.

Palazzo Ducale

Palazzo Ducale o Palazzo Grande fu la prima significativa costruzione per la realizzazione della città ideale. Edificato tra il 1559 e il 1578, fu residenza del Duca e fulcro politico-amministrativo.

Tramite una scalinata si accede al porticato in bugnato e marmo. L’elegante facciata richiama le cinque aperture del loggiato, con altrettante finestre. Sopra di queste erano posti busti antichi di imperatori romani. In cima al Palazzo si eleva il mezzanino, dove il Duca trascorse gli ultimi anni di vita.
Fino al 1970 nell’androne si trovava un imponente scalone elicoidale, che non è stato più ricollocato dopo un restauro. Tra i vari ambienti ricordiamo la Saletta dei Dardi e la Sala del duca d’Alba, con un maestoso camino in marmo rosa. Queste due stanze sono conosciute come “sale d’Oro” per via dei soffitti lignei dorati.
Nella vasta Sale delle Aquile sono ospitate dieci statue equestri. La serie lignea era parte della Cavalcata, che celebrava militarmente Vespasiano e la sua ascendenza maschile. Il gruppo era originariamente posto in un grande salone nel retro del palazzo. Nel 1815 un incendio danneggiò diverse statue e distrusse il salone.
I capostipiti di Vespasiano sono celebrati nella Galleria degli Antenati, con ritratti in bassorilievo. La volta della stanza è decorata con affreschi, di cui i due ovali alle estremità ritraggono Mercurio e Marte secondo i modelli di Giulio Romano.
Altre sale sono quelle degli Imperatori, degli Elefanti, dei Leoni, della Città e dell’Angelo, con soffitto in cedro e le sale degli Ottagoni e dei Grappo, che ospitavano la ricca biblioteca.

Teatro all’Antica o Olimpico

Costruito tra il 1588-90 come teatro della corte di Vespasiano, è considerato uno dei primi teatri dell’epoca moderna, anche per le innovazioni introdotte. È l’edificio più suggestivo di tutta Sabbioneta, realizzato su un progetto di Vincenzo Scamozzi, allievo del Palladio.

Esternamente si presenta con un impianto rettangolare e un’elegante facciata divisa in due ordini. Nella parte inferiore le aperture sono decorate con bugnato liscio mentre in quella superiore si alternano lesene binate, nicchie e finestre con frontoni curvi.

La struttura interna è un omaggio al teatro classico, con un semicerchio e cavea con gradinate, un’orchestra rettangolare e un parco soprelevato con scena fissa. Sopra la cavea si trova un loggiato con dodici colonne corinzie, sormontate da statue di divinità olimpiche. Negli affreschi si riconoscono personaggi del tempo ma anche scene dell’antica Roma. Tutti questi elementi contribuivano a creare l’illusione di trovarsi all’aperto. Dell’originale impianto sono andati persi il soffitto azzurro a carena di nave rovesciata e l’originale scena realizzata da Vincenzo Scamozzi.
Oltre il richiamo ai teatri classici, tra tradizione e innovazione, nel retropalco furono introdotti camerini e gli ingressi erano diversificati con accessi distinti per il duca, il pubblico e gli artisti.

Chiesa della Beata Vergine Incoronata

La chiesa è stata costruita tra il 1586 e il 1588 sulle rovine di due preesistenti edifici religiosi, dedicati a San Biagio e a San Niccolò, per volere del Duca Vespasiano Gonzaga.
Con una particolare pianta ottagonale, la chiesa ospita il mausoleo di famiglia e ricorda i battisteri cristiani. Si presenta austera, massiccia ed imponente, quasi fosse una fortezza. L’unica sfarzosità è la lanterna, posta a 38 metri di altezza.

Gli interni, ad opera di Clemente Isacci e Francesco Borelli, sono invece riccamente adornati, quasi a voler bilanciare la semplicità esterna. Tra le decorazioni vi sono gli eleganti affreschi settecenteschi in trompe-oeil, che si rincorrono su tutta la superficie parietale e una serie di quadri appesi alle lesene, che non sono la consueta Via Crucis ma la Via Matris, in onore dei sette dolori della Vergine Maria.

Nella cappella a sinistra dell’altare maggiore si trova il monumento funebre del Duca, con marmi pregiati. Realizzato nel 1592, vi campeggia una statua in bronzo di Vespasiano Gonzaga, rappresentato come un Imperatore romano che, seduto, impartisce ordini.
Legato al pantheon vi è anche una rarità. Vespasiano era stato insignito del Toson d’oro, la massima onorificenza assegnata dalla Casa d’Asburgo. Per prassi il Toson veniva restituito alla morte del cavaliere ma nel caso del Duca fu posto nella tomba. Il Toson d’oro è quindi oggi conservato presso la sala del Tesoro.

Oratorio di San Rocco

La chiesa di San Rocco, come diversi altri edifici della città, risale al XVI secolo. Costruita con un impianto longitudinale, ha una sola navata e quattro cappelle laterali. La facciata è in stile manierista, divisa in due ordini e con un frontone triangolare. Sopra il portale si trova un timpano curvo e nelle due nicchie laterali le statue in marmo di San Rocco e San Sebastiano.
Nell’ultima sezione la navata si apre, creando i bracci del transetto. Dall’abside si eleva il campanile, a pianta quadrata, sormontato da un tamburo ottagonale.

Dopo alcune modifiche strutturali, la chiesa è stata sconsacrata. Ad eccezione del tabernacolo ligneo e della cantoria di controfacciata, è oggi priva degli arredi sacri. Internamente è decorata da un ciclo di affreschi settecenteschi di Giovanni Morini da Viadana e le sue reliquie sono conservate presso la Chiesa di Sant’Assunta.
La chiesa ospita oggi la Pinacoteca San Luca, sezione del Polo Museale Vespasiano Gonzaga, con opere di arte sacra antica e moderna. Tra le tematiche esposte “La Vergine Maria Signora di Sabbioneta” e “Il miracolo di Soriano: la cappella di San Domenico nell’Oratorio di San Rocco”.

Galleria degli Antichi

La struttura, chiamata anche Corridor Grande, fu costruita tra il 1584 – 86 come contenitore della ricca collezione di marmi e trofei di caccia del Duca Vespasiano. Seppur unità al Palazzo Giardino tramite il Corridor Piccolo, non ha alcuna funzione di collegamento.
Con un lungo e stretto impianto rettangolare di 97 metri, è un edificio in cotto a forma di porticato, con ventisei arcate sovrastate da altrettante finestre.
Gli interni sono ricchi: gli affreschi furono realizzati dai fratelli Giovanni e Alessandro Alberti mentre il soffitto, in passato azzurro, è a cassettoni con rosette dorate. I marmi rimasero nella Galleria sino al 1773 e sono oggi esposti a Mantova, presso la galleria di Palazzo Ducale e nel Palazzo di San Sebastiano.

Chiesa di Santa Maria Assunta

Seguendo il sogno di una città ideale, anche la chiesa parrocchiale fu ricostruita. Tra il 1562 e il 1585, usando il materiale della struttura precedente, fu eretta la nuova chiesa con un assetto longitudinale ad una sola navata e una facciata bicromatica.
Gli interni sono del Settecento, con grandiose, sontuose e fiorite decorazioni rococò. La più spettacolare si trova nella Cappella del Santissimo Sacramento o delle Reliquie. Nel 1684 la parete di fondo venne abbattuta per realizzare un sacello e l’architetto Bibiena realizzò una eccezionale decorazione nella calotta: un’elegante struttura traforata in laterizio lascia intravede una volta esterna di un intenso azzurro cielo, creando una “prospettiva celeste”. La cappella conserva più di cinquecento reliquie di santi, tra cui quelle dell’Oratorio di San Rocco. Tra i cimeli sacri spiccano per importanza la Sacra spina della Corona di Nostro Signore e il Crocifisso miracoloso, dono di San Carlo Borromeo.
Oltre alle pregiate reliquie, nella sagrestia è conservata una copia della Madonna del Divino amore di Raffaelle Sanzio, realizzata da una scuola veneta nel Settecento.

Palazzo Giardino - il Casino

Palazzo Giardino fu costruito tra il 1580 e il 1588 come residenza privata del Duca, in cui poter condurre una vita contemplativa.
È una struttura rettangolare su due piani, semplice all’esterno ma riccamente decorata negli interni. Uno scalone di marmo conduce al piano nobile, dove si trovano diverse stanze. Ricordiamo:

  • La Camera dei Miti, affrescata da Bernardino Campi con un ciclo di storie mitologiche, tra cui gli episodi di Dedalo e Icaro e quello di Aracne e Minerva
  • Il Camerino di Enea, studiolo di Vespasiano Gonzaga, da cui si accede tramite il corridoio di Orfeo. Lo studio, un’intima stanza quadrata, fu affrescato da Carlo Urbino con scene tratte dall’Eneide
  • La Sala degli Specchi, la più ampia di Palazzo Giardino. Tra scene di vita romana e grandi paesaggi, tra gli archi alle pareti, ospitava diversi specchi in vetro romano.

Con un progetto di Bernardino Campi, al palazzo fu aggiunto un giardino all’italiana, con una fontana, giochi d’acqua e due viali adorni di colonne in rovere, tralci di vite e gelsomini profumati. Nel Seicento il parco fu convertito in ortaglia e le strutture furono smantellate.
Del vecchio giardino all’italiana rimangono tre grotte a nicchia.

Mura di Sabbioneta

Le mura di Sabbioneta, costruite a più riprese tra il 1554 e il 1600, sembrano essere un progetto dello stesso Duca che, assistito da ingegneri, volle creare un sistema difensivo moderno.
La cinta muraria, che inglobò anche i preesistenti castello e fossato, ha una forma esagonale irregolare, alta circa 6/7 metri e circondata da un ampio fossato. Si tratta di un terrapieno con un’incamiciatura di mattoni.  I baluardi, intitolati a diversi santi, si trovano all’estremità di ogni spigolo. Il baluardo di San Francesco è il più articolato, poiché proteggeva il Palazzo Giardino e lo Stallone, le scuderie ducali.

Sono due le aperture della città:

  • Porta Vittoria, la più antica, che conserva la struttura originale. Il nome è stato scelto come buon augurio da Vespasiano Gonzaga
  • Porta Imperiale, oggi sormontata da un timpano, che dal XIX secolo sostituisce la loggia originale

Le mura sono sopravvissute quasi nella loro interezza, tranne le opere di difesa esterne, progressivamente andate perse.