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Mantova – Patrimonio UNESCO dal 2008

Le città di Mantova e Sabbioneta sono state riconosciute patrimonio Unesco come eccezionale testimonianza del Rinascimento, internazionalmente diffuso anche grazie alle numerose opere d’arte che ospitano. Tra loro legate dalla famiglia Gonzaga, Mantova e Sabbioneta sono considerate autorevoli esempi di progettazione urbanistica evolutiva e fondativa: Mantova si è sviluppata secondo i principi della “città possibile”, strutturata come residenza cittadina e città dei sudditi, mentre Sabbioneta è stata fondata come “città ideale”, urbanisticamente perfetta sin dalla sua nascita.
Entrambe conservano tutte le caratteristiche originali, frutto dei maestri Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna e Giulio Romano.

Palazzo Ducale

Costruito a partire dal XIII secolo, Palazzo Ducale è stato la residenza ufficiale dei Gonzaga per quattro secoli. Data la sua estensione è possibile definirlo città-palazzo. Sesto in Europa per dimensioni, conta quasi mille stanze, sette giardini e otto cortili. Gli ambienti erano inizialmente separati e quasi tutti i duchi di Mantova hanno aggiunto un nuovo fabbricato, rendendo così il complesso molto vasto.

È possibile individuare dei nuclei interni:

  • La Corte Vecchia, custodisce gli edifici più antichi, tra cui palazzo del Capitano, voluto da Guido Bonacolsi. Altri edifici sono lo Studiolo di Isabella d’Este, in cui la duchessa si ritirò in vedovanza, la Stanza degli Arazzi, la Galleria degli Specchi, la Sala dello Zodiaco e l’appartamento dell’Imperatrice. La Corte Vecchia ospita il giardino pensile del refettorio e il giardino segreto negli appartamenti di Isabella d’Este. In una sala della Magna Domus nel 1969 fu scoperto un grandioso ciclo di affreschi e sinopie a tema cavalleresco del Pisanello, raffiguranti la battaglia di Louverzep.
  • La Domus Nuova, ospita gli appartamenti Ducali e la Catacombe di Corte o appartamento dei Nani. Tra le preziose opere sono qui conservate la tela centrale della preziosa pala di Pietro Paolo Rubens La Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga e una riproduzione in miniatura delle Scale Sante di San Giovanni in Laterano.
  • La Corte Nuova, situata fronte lago, fu progettata da Giulio Romano. Ospita l’appartamento Grande di Castello, il Salone di Manto, collegato direttamente al Castello di San Giorgio tramite lo Scalone di Enea, e gli appartamenti della Rustica, in cui alloggiavano gli ospiti più importanti.
  • La Basilica Palatina di Santa Barbara, la chiesa di Corte. Edificata nel XVI secolo su un progetto di Giovan Battista Bertani, ha un impianto centrale, con al centro un tiburio quadrato con due profondi presbiteri e un’abside scenografica. Il campanile in mattoni è sormontato da un tempietto rotondo ed è uno dei simboli di Mantova. La basilica, che disponeva di numerosi privilegi, tra cui un proprio rito, fu voluta come sede di riti liturgici con musica sacra di altissimo livello. Il committente, il duca Guglielmo Gonzaga, era un grande appassionato e fece installare nella basilica un prezioso organo Antegnati.
    Recentemente sono state scoperte nella chiesa delle sepolture, facendo così della Basilica Palatina anche un pantheon della famiglia.
  • Il Castello di San Giorgio, costruito tra fine Trecento e inizio Quattrocento, è un edificio a pianta quadrata con quattro torrioni, un fossato e tre ponti levatoi. Voluto da Francesco I Gonzaga per scopi difesivi, perse il suo carattere militare quando Isabella d’Este vi si trasferì, accogliendo nella sua corte grandi artisti, tra cui Andrea Mantegna, il Perugino, Leonardo da Vinci e Ludovico Ariosto.
    La sala più conosciuta e famosa del castello è la Camera degli sposi, capolavoro del Mantegna. Interamente affrescata, si ha l’impressione di essere in un loggiato aperto verso l’esterno, sfondando illusionisticamente i muri. Mantegna affrescò sia scene narrative sia tutti gli elementi architettonici, alimentando l’illusione di rottura tra spazio esterno ed interno.
    Capolavoro nel capolavoro è la volta del soffitto, dove si trova un finto oculo, simile a quello del Pantheon. Dall’apertura, oltre a un cielo azzurro, si affacciano diversi putti e personaggi, che spiano l’interno della sala e sembrano preparare uno scherzo per gli ospiti. Sugli altri muri vi è la celebrazione politico – dinastica della famiglia di Ludovico Gonzaga, con la Parete della corte e la Parete dell’incontro. Non è ben noto a quale episodio siano dedicati questi affreschi, ma molti studiosi convengono si tratti dell’elezione a cardinale di Francesco Gonzaga.

Palazzo Te

Palazzo Te è stato realizzato tra il 1524 e il 1534 su un progetto dell’architetto Giulio Romano. Fu commissionato dal marchese Federico II Gonzaga come luogo di svago e di intrattenimento per la famiglia e gli ospiti illustri. La struttura inglobò una preesistente scuderia dei Gonzaga e sorse al centro di un isolotto, in un lago ora prosciugato. L’isola era chiamata “Tejeto”, da qui l’abbreviazione “te” e il nome, Palazzo del Te.

L’edificio è considerato il capolavoro di Giulio Romano, in cui l’architettura si alterna alla natura, con sublimi decorazioni ed affreschi. Palazzo Te ha un impianto quadrato, piuttosto basso e largo, con un cortile interno anch’esso quadrato, che un tempo ospitava un labirinto. La struttura ricorda le domus romane, con quattro aperture, una su ogni lato.
L’ingresso principale, la Loggia Grande, ha vista sui giardini e sulla città. L’entrata parallela è la Loggia d’onore, che si affaccia sulle Peschiere e sul giardino settentrionale, che ospita l’esedra.
L’architetto sembra essersi ispirato allo stile classico: in tutto l’edificio si ricorrono imponenti colonne doriche e tutte le superfici, interne ed esterne ai cortili, sono decorate con diverse tecniche di bugnato.

Tra gli splendidi saloni, ricordiamo:

  • La Sala di Amore e Psiche, adibita a sala da pranzo. La stanza è decorata con un ciclo di dipinti ad olio dedicati al mito di Amore e Psiche di Apuleio e sono un dono di Federico II Gonzaga alla sua amante, Isabella Boschetti. Come l’amore dei protagonisti fu ostacolato da Afrodite, anche la relazione tra il marchese e la nobildonna era infatti osteggiata da Isabella d’Este.
  • La Sala dei Cavalli, che era la sala da ballo del palazzo. Gli affreschi celebrano la grande passione dei Gonzaga, i cavalli, con riproduzione a grandezza naturale dei sei destrieri più belli su di un paesaggio naturale.
  • L’Appartamento del Giardino o della Grotta, situato in un luogo appartato in fondo al giardino dell’Esedra. Si tratta di poche stanze private dedicate al riposo e alla contemplazione. Da qui si accede alla Grotta, una piccola stanza da bagno, realizzata come se fosse una cavità naturale.
  • La Sala dei Giganti. La sala maggiore dell’edificio, realizzata tra il 1531 e il 1536, uno dei luoghi simbolo di Mantova.
    La stanza ha una base quadrata con un soffitto a cupola ed è interamente affrescata su tutte le superfici. Per mimetizzare gli stacchi, Giulio Romano ha smussato gli angoli tra le pareti e la volta. Gli affreschi si ispirano al mito della gigantomachia di Ovidio e sono un capolavoro di dinamismo ed espressività dei volti. Sulla cupola vi sono le divinità, tra cui Zeus impegnato a lanciare fulmini ai giganti, che dal pavimento cercano di ascendere all’Olimpo. I titani sono rappresentati come uomini, travolti dai corsi d’acqua e dal crollo di un edificio e della montagna. Il pavimento era in origine un mosaico di ciottoli di fiume, che alimentava l’illusione di rottura tra spazio pittura. L’attuale rivestimento risale al secondo Settecento.

Cattedrale di San Pietro

Il Duomo di Mantova ha origini antichissime, di epoca paleocristiana. Situato in piazza Sordello, fu ricostruito nel Medioevo e ampliato sotto Francesco I Gonzaga. Nel 1545 Giulio Romano si occupò della ristrutturazione interna, ispirandosi alla versione paleocristiana della Basilica di San Pietro a Roma.
La splendida facciata in marmo risale al 1761. In salienti, è scandita da quattro paraste corinzie e decorata con un protiro, rosoni e pinnacoli. Il campanile è in stile romanico, con sette campane. Sul lato destro vi sono guglie e cuspidi, i pochi tratti gotici rimasti dell’ampliamento cinquecentesco.
L’interno è a croce latina con cinque navate, separate da colonne scanalate. La decorazione delle navate non è uniforme, il soffitto piano si alterna infatti con le volte a botte. Sui lati si aprono le cappelle gotiche, che ospitavano preziose tele di Paolo Veronese e Giulio Campi, parte delle spoliazioni napoleoniche. Tra le opere si conservano un sarcofago paleocristiano, gli affreschi del battistero, della Cappella dell’Incoronata e quelli della volta della sagrestia.

Basilica di Sant'Andrea

Edificata dal 1472 ma conclusa nel tardo XVIII secolo, è la chiesa più grande di Mantova, eletta a basilica minore. Progettata da Leon Battista Alberti su di un precedente edificio preromanico, è volontariamente situata nell’angusta piazza, allineandola all’asse viario che collegava Palazzo Ducale con Palazzo Tè.  Imponente ma equilibrata, è stata ideata con l’applicazione della “sezione aurea”. La ristrutturazione che iniziò nel 1472 si protrasse ben oltre la morte di Leon Battista Alberti e fu voluta dai marchesi Gonzaga come simbolo del loro potere sulla città.
La facciata è concepita come un arco di trionfo sovrapposto a un tempio classico. Oltre al timpano è situato un secondo arco, leggermente arretrato. Questa struttura, ad “ombrellone”, permette l’illuminazione della navata senza far entrare direttamente la luce ma creando una penombra. La facciata, di forma quadrata, è uno dei primi monumenti rinascimentali decorato con paraste corinzie per tutta l’altezza. Sopra i portali laterali vi sono due nicchie con lesene corinzie e sotto l’arco vi è uno spesso atrio. A sinistra svetta il campanile tardogotico in cotto, che con un lato del chiostro compone i resti dell’edificio preromanico del XI secolo. La torre conserva cinque campane ottocentesche.
L’interno è a croce latina con impianto ad aula sormontato da volta a botte con lacunari. La progettazione di un’unica navata può derivare dalla volontà di permettere una più ampia osservazione dell’ostensione della reliquia del “Preziosissimo Sangue di Cristo”. Sulla parete interna Alberti introdusse una grande innovazione, la “travata ritmica”, ovvero la presenza di due ordini gerarchizzati. Questo elemento sarà poi più volte usato da Bramante e da architetti manieristi.
Tra la navata e il transetto si innalza la cupola, progettata da Filippo Juvara nel XVIII secolo. Sorretta da pilastri con quattro pennacchi, è una delle più grandi d’Italia, con un’altezza di 80 metri e un diametro di 25. Dietro l’altare vi è una profonda abside, a cui nel XVI fu aggiunta la cripta per ospitare la preziosa reliquia.
La navata è affiancata da numerose cappelle di forma rettangolare, con un’alternanza tra minori e più grandi. La più importante è quella che ospita la tomba di Andrea Mantegna, morto nel 1506, decorata con affreschi del Correggio, realizzati su disegni del Mantegna stesso.
Nella basilica sono sepolti alcuni membri della famiglia Gonzaga.

Tempio di San Sebastiano

Situato in una posizione decentrata rispetto ai centri di potere dei Gonzaga, il tempio è dal XX secolo adibito a famedio dei caduti mantovani. La costruzione della chiesa, su un progetto di Leon Battista Alberti, iniziò nel 1460 e terminò nel 1529.
Concepita come un edifico rigoroso e solenne, su due piani e con pianta greca, è uno dei primi esempi di chiesa a pianta centrale del Rinascimento. Esternamente ricorda un tempio, con architrave spezzato, timpano e un arco siriaco. La parte superiore è originale, con un impianto centrale cubico, da cui partono i tre bracci delle absidi semicircolari, con soffitti a volta a crociera.
Nella parte inferiore si trova una chiesa seminterrata, con un’impostazione speculare al tempio superiore.

Tra il 1922 e il 1926 la chiesa fu sconsacrata, separata dal convento e soggetta a un dibattuto restauro. L’accesso principale fu infatti sostituto da due scalinate frontali, destinando l’ingresso originale, che si conserva ancora a sinistra sotto delle logge, ad un ruolo secondario. Per creare la nuova apertura anche le cinque aperture furono modificate e due delle antiche finestre fungono oggi da portali.
Queste modiche non hanno però alterato l’austera immagine complessiva voluta da Leon Battista Alberti.

Casa del Mantegna

L’edificio fu costruito dal 1476 su un terreno donato ad Andrea Mantegna dal marchese Ludovico Gonzaga. Denominato Casa Mantegna, fu utilizzato sia come abitazione che bottega. Si presenta come una struttura molto semplice e austera in mattoni rossi, ma nasconde all’interno un cortile cilindrico sormontato da un cubo, dove il cerchio si inserisce perfettamente nel quadrato. Come negli atrium delle domus romane, porte e finestre sono arcuate e collegate da un percorso circolare.
Non si conosce il nome dell’architetto del progetto, ma pare indubbio l’influsso di Leon Battista Alberti, in quanto la casa, è sita proprio di fronte al Tempio di San Sebastiano. Anche Mantegna stesso è considerato il possibile ideatore, data l’originalità della struttura, quasi unica in epoca rinascimentale, e simile a quella all’oculo della Camera degli Sposi.

Mausolei dei Gonzaga

Tra i luoghi dei Gonzaga, la chiesa di San Francesco è stato il primo mausoleo della famiglia, usato fino a fine Quattrocento. Il luogo della sepoltura fu la Cappella Gonzaga intitolata a San Ludovico, adiacente alla chiesa e al convento. Tutto il complesso fu costruito nel XIV secolo e subì un violento bombardamento nel 1944. Rispetto alla chiesa, che fu quasi completamente distrutta, la cappella e i suoi affreschi trecenteschi si salvarono. Alcuni dei reperti marmorei sono stati collocati dentro Palazzo Ducale.

Oltre alla chiesa di San Francesco, anche il Duomo, la Basilica di Sant’Andrea, il Tempio di San Sebastiano e diverse altre chiese minori furono adibite nei secoli a luoghi di sepoltura della famiglia Gonzaga.

Mura di Mantova

Le mura, che circondavano la città a scopi difensivi, si compongono di tre anelli, risultato della crescita della città. A nord-est Mantova era protetta naturalmente dal lago di Mezzo e dal lago Inferiore.

Le prime mura furono a costruite intorno al nucleo della città vecchia (IX – XII secolo circa), con quattro porte d’accesso e un fossato. Le originarie strutture furono distrutte o inglobate nelle abitazioni, di queste rimane solo il Voltone di San Pietro, che si presenta oggi come un ponte tra gli edifici, coperto da una volta nel XVI secolo su un progetto di Giovan Battista Bertani.
Agli inizi del XIII secolo fu aggiunta una nuova cinta muraria, con l’apertura di altre quattro porte.
L’ultimo anello difensivo fu costruito agli inizi del Quattrocento per volere di Francesco I Gonzaga e successivamente ristrutturato da Francesco II Gonzaga. La città fu dotata di nuove porte, tra cui Porta Pusterla (demolita nel 1905), Porta Pradella, smantellata nel 1940 con il progetto di una riedificazione, e Porta Giulia, l’unica sopravvissuta. La costruzione, che richiama gli esterni di Palazzo Tè, fu eseguita su progetti di Giulio Romano.
Questi ingressi costituivano la Cittadella di Porto, che perse progressivamente importanza dopo il 1866.

Piazze

Piazza Mantegna
All’estremità dell’allinearsi delle altre tre piazze, Piazza Mantegna è un piccolo spazio dominato dalla facciata e dal campanile della Basilica di Sant’Andrea. Dedicata al celebre Andrea Mantegna, la piazza accoglie edifici storici e porticati antichi. La Casa del Mercante o di Bonifante fa da angolo con Piazza Erbe.

Piazza Erbe
Edificata a fine XII secolo con l’espansione della città, ha sempre ospitato il mercato di frutta e verdura (da qui il nome). Nonostante il centro amministrativo e politico fosse Piazza Sordello, ospitando il Palazzo della Ragione, in epoca medievale ha avuto un’importanza anche istituzionale. Nella piazza convivono stile e architetture diverse: la romanica Rotonda di San Lorenzo, la più antica chiesa di Mantova, il medievale Palazzo del Podestà e la rinascimentale Torre dell’Orologio di Luca Fancelli. Anche le abitazioni hanno subito ristrutturazioni nei secoli e sono abbellite con portici in stile tardo-gotico e rinascimentale.

Piazza Broletto
Posta tra Piazza Sordello e Piazza Erbe, fu creata verso fine XII secolo ed era il centro della vita pubblica. L’aspetto prettamente medievale è spezzato dalla Fontana dei delfini e dal Palazzo del Massaro, rispettivamente del XIX e XIV secolo. Oltre ai già nominati, ospita Casa Tortelli, Palazzo Andreasi e la Casa della Stadera.
Il Palazzo del Massaro custodisce importanti affreschi quattrocenteschi della scuola del Pisanello.

Piazza Sordello
Inizialmente dedicata a San Pietro, la piazza fu realizzata nel XIV secolo con la demolizione di vecchie case e poi dedicata al poeta e trovatore Sordello da Goito. Piazza Sordello è stata per secoli il centro politico, mondano e religioso di Mantova e dei Gonzaga. Vi si accede da sud attraversando il Voltone di San Pietro e vi si trovano Palazzo Acerbi, Palazzo Castiglioni Bonacolsi, Palazzo Vescovile, la Cattedrale di San Pietro, Ca’ degli Uberti e il nucleo originario di Palazzo Ducale (Magna Domus e Palazzo del Capitano). Tra gli edifici predomina l’architettura romanica, con alcuni cenni al Settecento con Palazzo Bianchi e la facciata del Duomo.
Nel 2006 sono stati scoperti resti di pavimenti di una domus romano imperiale. Gli scavi archeologici sono attualmente fermi ma confermano come la piazza sia sempre stata il centro della comunità ed il primo nucleo insediativo di Etruschi e Romani.