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Piccola storia locale del 25 aprile

Il 25 aprile si festeggia l’anniversario della Liberazione d’Italia dal regime fascista e dall’occupazione nazista. Si tratta di una data fondamentale per la Storia italiana, quella con la maiuscola che si studia a scuola. Ma non sarebbe tale senza il contributo e la vita di moltissime persone. Oggi, in onore della grande storia, vi raccontiamo qualche pezzetto della piccola storia, in memoria di chi ha fatto la Resistenza.

Calogero Marrone è stato il Capo dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Varese e durante l’occupazione nazifascista ha rilasciato moltissimi documenti di identità falsi, salvando centinaia di ebrei e anti-fascisti dalle persecuzioni. Non è chiaro il numero ma furono molte le persone che, con la collaborazione del Comitato Liberazione Nazionale e di molte famiglie varesine, fuggirono verso la vicina Svizzera.
Le attività di opposizione terminarono però nel gennaio 1944: Marrone fu segnalato e arrestato con l’accusa di collaborazionismo alla Resistenza, favoreggiamento nella fuga di ebrei, violazione dei doveri d’ufficio e intelligenza con il Comitato di Liberazione Nazionale.
Morì nel Campo di concentramento di Dachau il 15 febbraio 1945. Per le sue nobili azioni è stato insignito del titolo di “Giusto tra le Nazioni”.
Qui tutta la sua storia, raccontata dal figlio Domenico.

A Busto Arsizio ricordiamo l’importante contributo del parroco Ambrogio Gianotti, che collaborò ripetutamente con le forze partigiane occupandosi della ricerca di denaro, armi e cibo per le bande. Fu inoltre direttore della stampa clandestina e aiutò molti nell’espatrio in Svizzera.
Dalla sua chiesa di Sant’Edoardo, già sede di riunioni di alcuni comandanti partigiani, all’alba del 25 aprile 1945, fu impartito l’ordine di insurrezione e fu annunciata la liberazione.
Busto Arsizio fu così la prima città lombarda ad essere liberata, cui seguirono Varese e il resto della provincia.
Presso la chiesa di Sant’Edoardo un busto in bronzo e una lapide ricordano il ruolo chiave nella Resistenza italiana e bustocca del parroco Gianotti.

Sempre a Busto Arsizio e tra gli oppositori al regime vi fu anche don Angelo Volontè, prete bersagliere e parroco di Sacconago sino al 1947. Don Angelo, prete amorevole e generoso, aderì al movimento di Liberazione e fu uno strenuo sostenitore dell’attività partigiana. Seppur mai impegnato direttamente, si fece amico del Comando tedesco, ottenendo la scarcerazione di decine di partigiani. Grazie all’ “amicizia” col maggiore Sigmund, fu molto attivo nell’approvvigionamento dei viveri, sia nelle fasi di trasporto sia nello stoccaggio, mettendo a disposizione sotterranei e locali della parrocchia.
Lo ricorda la chiesa di Santa Croce di Sacconago, con l’intitolazione del piazzale e un bassorilievo nel porticato.

Tra i moltissimi omaggi commemorativi alla Resistenza delle città italiane ricordiamo Movimento di Crollo, l’opera che Arnaldo Pomodoro realizzò come Monumento alla Resistenza per Gallarate nel 1980. L’opera fu scelta tramite un concorso nazionale tra numerosi progetti, dando vita a un vivace dibattito.
La suggestiva installazione di Pomodoro, visibile in largo Camussi, è un’opera non figurativa, composta da una vasca circolare e uno slanciato corpo verticale, spaccato nel centro, proprio in virtù della caduta del regime e del movimento di crollo generato dalle attività partigiane.

Non sa più nulla, è alto sulle ali – Vittorio Sereni
(Diario d’Algeria, Vallecchi, Firenze 1947)

Non sa più nulla, è alto sulle ali
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna.
Per questo qualcuno stanotte
mi toccava la spalla mormorando
di pregar per l’Europa
mentre la Nuova Armada
si presentava alla costa di Francia.
Ho risposto nel sonno: – È il vento,
il vento che fa musiche bizzarre.
Ma se tu fossi davvero
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna
prega tu se lo puoi, io sono morto
alla guerra e alla pace.
Questa è la musica ora:
delle tende che sbattono sui pali.
Non è musica d’angeli, è la mia
sola musica e mi basta.